Mediterraneo

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Non sempre riesco a commentare sul mio piccolo blog  le cose terribili che avvengono tanto vicino a noi. Mi prende una forma di pudore che rasenta l’afasia. Quel mare che conosco tanto bene perché per molti anni ho navigato in barca anche nelle acque  del canale di Sicilia, quel mare bellissimo del quale ho ricordi duri e ricordi teneri, come quando all’alba di un giorno di calma piatta al largo di Filicudi vidi emergere dall’acqua una tenerissima balenottera che aveva attaccato il piccolo che stava allattando, come quando una notte di vento scorrendo sotto la Sciarra di fuoco vedevo lo Stromboli gettarsi in mare con lingue  infernali, ebbene quel mare oggi mi rimanda solo immagini di cadaveri gonfi di povere persone che non avevano mai visto il mare nelle lunghe traversate del deserto, persone come noi che non sapevano quanto dura potesse essere quella traversata magari raccontata come cosa semplice per pagarsi la libertà.

Non so davvero come riusciranno, se ci riusciranno mai, i governi europei  a fermare questa mattanza continua, io so solo che non riesco neanche più a guardare quelle immagini tanto consuete da diventare pericolosamente quasi normali. Io vorrei potere riguardare il Mediterraneo come l’ho conosciuto.Un mare bellissimo e difficile che lega, non divide  le sue sponde, che deve ritornare quella culla di civiltà di tutti i popoli che vi si affacciano  e non solo. Con diversi nomi si mangia lo stesso pane bagnato raffermo mischiato a pomodori, basilico, cipolle. Si chiama panzanella  e panbagnà: ha nomi arabi, croati, greci, turchi. Mettetevi davvero intorno ad un tavolo e fermate questa carneficina, se è vero, come temo sia vero, che un milione di disperati si accalca sulle coste della Libia in attesa di fuggire da guerre, fame e terrorismo, se è vero come è vero che dobbiamo noi europei dare una risposta questo  momento è arrivato.

Ogni gesto che farete sarà utile, fermate questo traffico di morte, fermate il mercato delle povere vite affidate al destino di un mare  bellissimo  sul quale tra un po’ traverseremo da una sponda all’altra camminando su quello che potrebbe diventare un sentiero formato da cadaveri.