Bucarest-e tre

 

FullSizeRender 3Forse non ci siamo resi conto abbastanza nel nostro paese quanto danno di immagine hanno fatto nel tempo alcuni sceneggiati televisivi di successo

Oggi il tassista romeno che mi portava in aeroporto in un basic e problematico inglese mi spiegava serio che la mafia dei taxi di Bucarest é la naturale copia della mafia italiana .

Mi racconta di quando da bambino aveva visto La piovra e il poliziotto Cattani era il suo eroe. Ricorda con emozione mista a nostalgia , ma l’immagine forte che gli è rimasta è quella dalla Mafia onnipotente .

Penso con angoscia che ancora qui non hanno visto Gomorra .

In questo paese , ancora faticosamente legato al ricordo di un regime comunista , l’idea di libertà dei commerci è molto lontana e il risultato produce tante piccole mafie locali legittimate , si fa per dire, dalla grande madre mafia italiana.

Che abbiano ragione i retrogradi conservatori del nostro paese che vorrebbero vedere esportata solo l’Italia dei mandolini e della pizza?

Quando Goethe parlava del paese dove crescono i limoni non pensava che un colto e intelligente tenore avrebbe intitolato un suo flop discografico Dolce vita , come a dire che l’Italia è ancora un paese irreale , romanzato e banalizzato anche da chi la ama di un amore romantico e infantile.

In questo sgarruppato aeroporto di Bucarest ho molte ore da passare , il mio volo è nel tardo pomeriggio e io sto seduta nell’unico caffè decente che ovviamente si chiama Lavazza . L’Italia che vorrei esportata è solo questa.

Bucarest-parte seconda

 

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Adoro Elias Canetti e la sua Lingua salvata . Finisco per scoprire sempre cose nuove e i nomi affascinanti come Bucovina e Galizia mi suonano sempre dentro come la musica di Gustav Malher.

Di nuovo questi pensieri durante il breve viaggio in Romania .

Ci ero già stata anni fa , quando la fine della dittatura di Ceausescu aveva fatto sperare in un rapido allineamento democratico .

Adesso Bucarest è ancora più grande , ci sono molte piû macchine in giro , ma direi che certi scollamenti del paesaggio urbano, certe sbavature nella qualità della vita fanno ancora pensare ad un difficile cammino non risolto.

Se lo splendido museo di arte europea , lucido di marmi e silente nelle sale vuote senza scolaresche vocianti e ´ un bellissimo esempio dì civiltà poi se capito nei bagni del ristorante dell’hotel Hilton il lavandino è otturato e il ventilatore per asciugare le mani è rotto!

La corruzione dilaga , mi dice un caro amico con vero sconforto e sento in lui quasi un desiderio di spiegarmi che non tutto quello che faceva la dittutura era negativo.

Il discorso ci porterebbe lontano e lo svuotamento delle campagne accompagnato ad una urbanizzazione selvaggia non sono argomenti positivi ..però…e qui mi fermo anch’io perché non sono assolutamente in grado di affrontare questi problemi.

Mi piace fermarmi dove capisco e vedo : i panni stesi su un antico un palazzo dietro l’Ateneum Enescu, la botteghina anni cinquanta con la vecchia sulla porta , le ragazze in minigonna sui trampoli , la sempiterna polo a righe dell’uomo medio.

Sono ancora tanto poveri , ma nel loro sottosuolo c’e l’oro , il petrolio ,il gas. La ricchezza al solito è nelle mani di pochi e spesso questi pochi sono in realtà delle multinazionali.

La democrazia é la piû difficile forma di governo , qui si capisce quanto ancora il cammino sia lungo e costellato di ostacoli. E mi rendo conto quanto sia inutile e retorica la bandiera europea che comunque non vedo proprio sventolare da nessuna parte.