Sugli allestimenti

La telefonata di un vecchio caro amico melomane riapre un discorso mai veramente concluso : “guarda sul canale , e qui dice il numero, c’è un’opera che potresti conoscere.”

Ci vado subito e ovviamente riconosco una Tosca di quelle che dopo un po’ cambio canale e se sono in teatro mi viene voglia di alzarmi e andare via.

Il caro amico è molto conservatore e spesso sono stata dalla parte di chi innova e ho fatto l’avvocato difensore degli innovatori che rendono gli allestimenti più interessanti delle classiche messinscene di una volta.

Ma sulla Tosca in particolare  ( all’età mia se ne sono viste davvero tante ) il museo degli orrori è particolarmente ampio.

Non sto qui ad elencarle tutte , so soltanto che si arriva a rimpiangere la storia vera  “ com’era e dov’era “ , perché il libretto fantastico e la splendida musica pucciniana non hanno bisogno di stravolgimenti della storia.

Se da una parte il modo tradizionale di allestire un’opera può risultare obsoleto e al contrario vederne una edizione rivisitata in maniera colta e intelligente fa sì che si riesca a  vedere del nuovo anche dove si conoscono i più piccoli particolari la via giusta per affrontare la regia è sempre la stessa.

Ci vuole un’idea valida , buon gusto e soprattutto l’educazione musicale che abbia il giusto rispetto della partitura.

Tutte le famose firme , da Carsen a Warlikowski, da Guth a Tcherniakov hanno fatto cose bellissime ma anche loro qualche volta ci hanno lasciati perplessi.

Ognuno di questi famosi registi  , ma la lista è più lunga, ha uno stile personale e spesso riconoscibile per la cifra interpretativa tanto che ormai si guarda il cartellone anche per vedere il nome del regista che rappresenta una delle componenti di richiamo insieme a quello del direttore e degli interpreti.

Forse , con la scusa di avvicinare un pubblico nuovo alla lirica , si è un po’ esagerato nell’innovazione , per quanto mi riguarda in generale preferisco rischiare un nuovo allestimento  ma dobbiamo sempre ricordare che ci può essere un nuovo spettatore che quell’opera non l’ha vista mai e rischia di non capirci nulla se il regista ci ha messo le mani un po’ troppo.

Come quando ad una mia nipote neofita ho detto : ascolta la musica che la storia te la spiego io durante l’intervallo.

Primo aprile

Sembra uno  scherzo se guardiamo la data sul calendario ma guardando fuori della finestra vedo soltanto un cielo grigio e il povero albero di Giuda che a dispetto dei santi ha deciso comunque di fiorire sbattendo  furiosamente dietro una spaventata palma spelacchiata.

Il metereologo spiega che dalla Svezia ci è venuto dritto dritto un freddo polare che ha attraversato diagonalmente tutta l’Europa e si è fermato sulle nostre regioni del medio adriatico fermandosi qui al di qua degli Appennini.

Fin qui tutto è chiaro  ,meno chiaro il fatto che fa freddo come a febbraio e il codice morale impone di non accendere i termosifoni , anche perché banalmente sono da poco arrivate le bollette invernali ed è meglio infagottarsi in sciarpa e scialletto e recuperare il piumino stupidamente tolto in base alla data beffarda.

Una certa tristezza impone scelte drastiche e per allietarmi ho ripreso l’amato Selige Stunde  perché ho letto meraviglie di un ultimo Lied a chiusura del programma del tour in giro per l’Europa.

Ich bin der Welt abhanden gekommen  , forse la più struggente musica di Mahler , cantata con una dolcezza dolente che non ha eguali in altre interpretazioni e le note del pianoforte scandite da quel mago di accompagnatore che è il professor Deutch completano la perla musicale.

Il ricordo felice è di averli sentiti dal vivo : eravamo nel mezzo della pandemia che sembrava essersi rallentata : in una Scala semivuota , una poltrona occupata e due no , Jonas che entrava con la mascherina e se la toglieva quell’attimo prima di cantare , un pubblico raro e non abituato ai Lieder che batteva le mani dopo ogni canzone , io che contavo i brani e mi pareva tutto così breve il tempo che mi consumava la gioia preziosa, un attimo di vita da mettere tra i ricordi gioiello.

Oggi me lo sono risentito tutto , c’è pure un autografo fatto con la biro in copertina , sembra una incisione .Non mi ricordo più quando mi fu donato.