
La telefonata di un vecchio caro amico melomane riapre un discorso mai veramente concluso : “guarda sul canale , e qui dice il numero, c’è un’opera che potresti conoscere.”
Ci vado subito e ovviamente riconosco una Tosca di quelle che dopo un po’ cambio canale e se sono in teatro mi viene voglia di alzarmi e andare via.
Il caro amico è molto conservatore e spesso sono stata dalla parte di chi innova e ho fatto l’avvocato difensore degli innovatori che rendono gli allestimenti più interessanti delle classiche messinscene di una volta.
Ma sulla Tosca in particolare ( all’età mia se ne sono viste davvero tante ) il museo degli orrori è particolarmente ampio.
Non sto qui ad elencarle tutte , so soltanto che si arriva a rimpiangere la storia vera “ com’era e dov’era “ , perché il libretto fantastico e la splendida musica pucciniana non hanno bisogno di stravolgimenti della storia.
Se da una parte il modo tradizionale di allestire un’opera può risultare obsoleto e al contrario vederne una edizione rivisitata in maniera colta e intelligente fa sì che si riesca a vedere del nuovo anche dove si conoscono i più piccoli particolari la via giusta per affrontare la regia è sempre la stessa.
Ci vuole un’idea valida , buon gusto e soprattutto l’educazione musicale che abbia il giusto rispetto della partitura.
Tutte le famose firme , da Carsen a Warlikowski, da Guth a Tcherniakov hanno fatto cose bellissime ma anche loro qualche volta ci hanno lasciati perplessi.
Ognuno di questi famosi registi , ma la lista è più lunga, ha uno stile personale e spesso riconoscibile per la cifra interpretativa tanto che ormai si guarda il cartellone anche per vedere il nome del regista che rappresenta una delle componenti di richiamo insieme a quello del direttore e degli interpreti.
Forse , con la scusa di avvicinare un pubblico nuovo alla lirica , si è un po’ esagerato nell’innovazione , per quanto mi riguarda in generale preferisco rischiare un nuovo allestimento ma dobbiamo sempre ricordare che ci può essere un nuovo spettatore che quell’opera non l’ha vista mai e rischia di non capirci nulla se il regista ci ha messo le mani un po’ troppo.
Come quando ad una mia nipote neofita ho detto : ascolta la musica che la storia te la spiego io durante l’intervallo.