Il pantalone

Nel mio piccolo spazio vorrei essere sempre seria e documentata anche se non sempre si riesce a restare seri anche se non si è a corto di argomenti . 

L’ultima occasione che è servita a destare in me il Troll e ad averne voglia di parlarne è stata una bella serie di foto del Concerto am Park di Kaufmann al quale mi sarebbe e di molto piaciuto andare se non fosse che oltre a non trovare un biglietto decente mi sono persuasa a starmene a casa quando ho fatto una piccola indagine sul costo dei biglietti aerei che in pochi giorni hanno raddoppiato le tariffe.

Allora si guardano le foto e ci si immagina la voce …e si nota che si è rimesso un paio di pantaloni comodi , senza uno straccio di riga e con un fiocchetto da tuta da ginnastica in vita che gli avevo notato addosso già lo scorso anno a Lubiana.

Niente di male , stare comodi è diventato uno stile per molti , ma le occhiodilice- fanatiche ammiratrici non perdonano ..e notano tutto !

Allora si arriva a fotografare i pantaloni esposti in una vetrina ( non ho ben capito dove) e si assolve il Nostro documentando l’alto valore modaiolo dell’oggetto che evidentemente  pare molto firmato.

Commenti musicali non pervenuti eppure il concerto , a leggere la scaletta, doveva contenere pagine bellissime !

Quello che si nota e ci si fanno sopra commenti di ogni genere è il pantalone , a questo arriva il livello di fanatismo e io cattiva e invidiosa che ci faccio sopra un pezzo. Vergogna a me!

della Russia

Molti anni fa di ritorno da un intessante e lungo viaggio in Unione Sovietica mi resi conto di saperne davvero poco di quel popolo e della sua storia , così mi comprai in grosso testo in ben due volumi e ci studiai sopra per molto tempo .

Ma forse avevo saltato la premessa illuminante che ho letto adesso ed è un’affermazione che contrasta totalmente con l’idea di una Russia che sarebbe stata domani quello che quello che è l’Europa di oggi . In altri termini si  ricostruiva un  processo storico a priori , ricalando il  percorso europeo mentre oggi sappiamo che non è stato affatto confermato dalla realtà.

Nonostante il pregiudizio che la Russia dall’età di Pietro il Grande si sia incamminata verso una occidentalizazione ,avvallata dal lungo cammino culturale dei grandi scrittori ottocenteschi ,in realtà non è mai avvenuto un superamento del Terzo Stato e l’arretratezza e la debolezza della borghesia russa ne hanno provocato uin paradosso storico confermato dalla grande rivoluzione sovietica .

La storia della società russa si è sempre differenziata dal processo evolutivo della società europea occidentale e dire che la Russia è parte integrante dell’Europa forse costutuisce un errore nel quale sono caduti analisti e storici e il risultato lo abbiamo oggi sotto i nostri occhi.

Un paese di steppe troppo grande , privo di quei confini naturali che disegnarono gli stati europei , resta alla Russia solo la forza delle sue vie d’acqua e il naturale sbocco in quel mare di Azov e poi sul Mar Nero che ne fanno il naturale sbocco economico e commerciale.

Ho appena cominciato a rileggere e sono già a constatare che la grande Russia fu la Russia di Kiev , che i suoi fondatori storici si insediarono in quelle regioni meridionali e che il suo naturale sbocco fu sempre verso Oriente.

Per i popoli del Nord c’era anche la rotta balcanica  , secondo anello di congiunzione attraverso la grande Novogord  sempre però collegata attraverso la storia dei suoi regni e della sua religione verso un divenire slavo- finnico tanto lontano dal sogno letterario della grande letteratura ottocentesca. 

Forse lo hanno colto meglio i musicisti , il gruppo dei Cinque che ne hanno valorizzato la tradizione , in effetti la grande Russia , ci si rassegni a convenirne , non fa per niente parte della nostra realtà occidentale.

cftr. Storia della Russia – Valentin Gitermann

Saramago

Mi riprometto molte riletture tanto più che ho scoperto quanti vuoti di memoria o magari di libri letti velocemente tanto tempo fa di cui mi resta il ricordo grossolano bello brutto .

Brutta abitudine quella di leggere per sapere come va a finire ed ecco che è ora di riprendere in mano un autore molto amato ma anche difficile con tutta quella punteggiatura strana : Josè Saramago .

da L’anno della morte di Ricardo Reis  i militari non vinceranno perché avranno tuttto il popolo contro. sappi che il popolo non sta mai da una parte sola e in più sapresti dirmi cos’è il popolo?

Bella domanda , nel 1936 ma anche oggi può avere un suo perché.

Strano anno quello in cui proprio perché le sinistre stavano vincendo in Francia e in Spagna si preparava quella reconquista inevitabile della destra impaurita : Hitler marciava felice , il suo sodale Mussolini gli correva dietro e intando in Etiopia faceva strage di popolo .  Il cauto Portolgallo si adagiava in un obbediente fascismo senza scosse , infatti Salazar fu l’ultimo a cedere alla democrazia e fu una rivoluzione garbata .

Un libro politico e insieme un libro immaginifico : Fernando Pessoa che dialoga con  il suo eteronimo e Lisbona protagonista di tanto vagabondare del suo personaggio sdoppiato.

A Lisbona ci passai una bella vacanza felice e anche questo è motivo di godimento per questa rilettura.

L’abito

C’è qualcosa di stonato , anzi di tragicamente comico nel contrasto tra le parole minacciose di morte pronunciate da Dmitrj Medvedev e la sua foto di damerino azzimato che si crede elegante nel vestito di sartoria italiana , probabilmente molto firmato .

Non è credibile , o almeno lo è solo se pensiamo che il  suo grande capo indossa con disinvoltura un piumino Prada da dodicimala euro mentre guarda sfilare missili e cannoni , atomiche e droni che andranno a uccidere , per ora solo in Ukraina , domani non sappiamo , in quali e quante altri parti del mondo avrebbe intenzione di farli arrivare.

Questo uomo di fiducia dello zar nostalgico del grande impero della grande madre Russia mi ha dato l’impressione con le sue apocalittiche invettive contro il mondo occidentale di volersi fare un bagaglio di benemerenze , così tanto per dire che di lui il grande capo si può fidare.

Non ha però controllato bene l’immagine che sfugge alla sua intenzione : quell’abito troppo occidentale dichiara ai quattro venti la sua invidia di quel mondo che vorrebbe distruggere , decisamente in maniera inconscia dichiara tutta la sua sudditanza all’odiato mondo che amerebbe polverizzare .

Si doveva mettere una bella casacca da cosacco , magari quelle belle camicione russe che fanno tanto Tolstoj , sarebbe stato decisamente più credibile nella sua intemerata contro le democrazie occidentali.

Tutti i giornali hanno riportato le minacce , generiche quanto basta per far paura a tutti , ed è giusto sentirsi offesi e minacciati , ma forse basta la sua immagine da bellimbusto tirato a lucido , impettito e stretto nella giacchetta troppo attillata per capire che la storia non fa mai passi indietro.

Magari saranno ancora lacrime e sangue  ma gli oligarchi russi amano troppo lo stile occidentale per pensare anche in una ipotesi di fantascienza che possano riportare il mondo ai loro sogni di potenze passate.

Gabbiani

Non so dove i gabbiani abbiano il nido….è il verso iniziale di una bella poesia di Vincenzo Cardarelli e il mio animo romantico apprezzava questo incipit  e  poi la chiusa : io son com’essi …balenando in burrasca.

Poi mi è capitato una cosa buffa : durante un piccolo giro nel teatro delle Muse di Ancona siamo saliti su una specie di marciaronda che ne circonda il tetto : da lassù c’è una magnifica vista sulla città  storica e sembra di toccare il Duomo di San Ciriaco sulla vicina collina del Colle Guasco.

Mentre con i miei illustri ospiti mi avviavo a mostrare le bellezze cittadine è corso su un addetto del teatro preoccupatissimo : dovete scendere subito perché dei gabbiani hanno fatto il nido quassù e sono ferocissimi se ci si avvicina :abbiamo avvisato puù volte l’ufficio comunale perché venisse a rimuovere il nido , ma ancora non è venuto nessuno!
Scendete ,mi raccomando perché sono cattivissimi e attaccano i visitatori.

Cercando di non spiegare proprio cosa poteva succedere ho invitato gli illustri ospiti a scendere , nel frattempo mio nipote che stava facendo le foto vedeva i grandi uccelli dalle grandi ali svolazzare pericolosamente sulle nostre teste.

Ecco cosa vuol dire avere sempre un’idea romantica e poetica della natura . Adesso lo so dove i gabbiani fanno il nido e so anche che non è così romanticamente piacevole andare a disturbarli nella dimora che hanno scelto.

Morale della favola : può essere pericoloso fidarsi della poesia , un verso romantico e si può fare  la fine dei personaggi di Uccelli , il film di Hitchcock!

Un eroe

Un film bellissimo , non mi importa se vincerà l’Oscar per il miglior film straniero , ma l’emozione che mi ha suscitato il guardarlo , la tensione che ho provato seguendo la storia , la sua fine spiazzante mi fanno  dire di avere visto uno dei più bei film di questi ultimi anni.

Il cinema iraniano mi aveva già regalato storie bellisssime da Kiarostami a Pannahi , ma questo Eroe di Asghar Farhadi è sicuramente oggi uno dei piu importanti film in circolazione.

Una storia apparentemente semplice , un uomo qualunque  in un paese nel quale c’è ancora la pena di morte che si può riscattare con una cauzione e la prigione per debiti è la norma.

Non è un film politico , non si vedono scene di violenza , nessuna apparente denuncia sociale . 

Una storia semplice , un uomo mite ha un permesso per buona condotta ed esce di prigione per due giorni nei quali forse spera di trovare il denaro per riscattare la pena .

Il ritrovamento fortuito di una borsa contenente delle monete d’oro è quasi il pretesto per questa storia lineare che poi assume addirittura dei risvolti kafkiani : l’eroe del bel gesto che restituisce la borsa , la televisone che ne vuol fare l’Eroe, il mondo dei sospetti che piano piano avvolge le trama , le bugie semplici che diventano macigni , tutto ci porta lentamente verso un epilogo spiazzante che è  forse la scena più bella del film.

Il film si apre su una grande spianata su cui troneggia la sepoltura di Serse , dall’archeologia ( forse un ricordo di quella che fu la grande civiltà della Persia )  alla confusione di Shiraz , una città in cui il rumore del traffico e il suono dei telefonini si mischiano in una realtà in cui si muovono i personaggi di un racconto banale e nel quale l’unico sguardo doloroso è quello del bambino balbuziente che a mala pena alza lo sguardo dal  gioco del suo tablet e che finà per ricordarmi lo sguardo del figlio in Ladri di biciclette.

Nessuno è innocente , non lo è il protagonista , non lo è il sistema carcerario che vuole sfruttare l’immagine del detenuto buono , non lo è neppure l’associazione che protegge i detenuti , non lo è certamente la televisione sempre in cerca di personaggi da sfruttare.

Un film da vedere , un film raro di grande tensione morale che fa pensare . Interpretato magistralmente da tutti gli attori in gran parte provenienti dal teatro , perfetto e lineare.

L’ho visto su una piattaforma , cercatelo , ne vale la pena.

O PALADINI LE VOSTRE FATE …

La filastrocca diei paladini e di Biancofiore nonché di Gano il traditore i mei figli se la recitavano ancora prima di imparare a leggere : un libro illustrato e tutto scarabocchiato sopra che li aveva accompagnati nell’’infanzia .

Molti anni dopo , a Genova per l’Agis scuola ad una bellisssima manifestazione al Porto Antico con tutte le scuole della città , ognuna una storia cittadina , Un trionfo di colori e di creatività organizzato dal Teatro della Tosse :resto incantata dalla genialità con cui con nastri , stracci e carta crespo erano stati fatti i costumi  ed ebbi così la splendida occasione di conoscere Lele Luzzati e dato che per fortuna il libro era stato ristampato ed era in vendita li su una bancarella ,lo comprai di nuovo per i miei nipoti genovesi.

L’autore mi ci fece anche l’autografo , direi con una certa timidezza , mentre io gli raccontavo la storia che aveva accompagnato l’ìinfanzia dei miei figli , i padri dei ragazzini che erano con me e ai quali regalavo di nuovo il libro magico della loro infanzia.

Mi piace ricordare questo episodio perché lega il mio ricordo ad un grande della nostra cultura : scenografo , costumista , disegnatore , creatore di un mondo fantastico fatto di ritagli , di strani collage e di bellissimi film   musicali : tutto questo e molto di più è stato Lele Luzzati , oggi lo ricordiamo e ne celebriamo il genio creativo nella sua Genova e in giro per il mondo  ( anche a Salisburgo ne ricordano i suoi bellissimi omaggi mozartiani).

Un grande artista che mi piace ricordare con un mio personale ricordo.

PS: il libro tenuto insieme dallo scotch è ancora nella mia libreria , quello originale intendo ! 

Pensierino

Da qualche giorno leggo sui social domande su domande circa la puntata in Corea di Kaufmann ; dovevano essere due date  ( to be confirmed ) e le attente grupies non avendo visto  foto  dell’evento e/o del viaggio erano in fermento.

Dove è finito Jonas?

Nessun problema , dopo l’Australia ha preferito tornare a casa anche perché credo che in Corea il Covid sia ancora bello arzillo .

Io lo avevo immaginato un po’ con quel saluto di ringraziamento e l’abbigliamento sportivo in dono , ma devo confessare che le inquietudini generalizzate mi avevano provocato una certa curiosità.

Nessun problema , è tornato a casa e il giorno 8 c’è un bel concerto nel Parco di Vienna : avrei voluto andarci ma il posto che avevo trovato era in fondo e la mia amica viennese ci ha aggiunto sopra … che potrebbe anche piovere! 

Devo confessare che anch’io tutto sommato volevo sapere che fine avessero fatto quei due concerti in parte annunciati e nonostante sia abituata dalla vita a non cercare di avere notizie dalla mia numerosa famiglia sparsa un po’ in giro per il mondo in fondo mi trovo a pensare come se anche Kaufmann ne facesse un po’ parte , una specie di figlio aggiunto  ( l’ho detto tante volte anche a lui personalmente!)

Questa volta l’Unofficial che viene compulsato freneticamente non è stato di aiuto e mi ha fatto sorridere l’idea che molte amorevoli ammiratrici in varie parti del globo si ponessere tutte la stessa domanda . 

Poi ci saranno programmi europei già stabiliti e circolano addirittura rumors autunnali …qua e la.

Nel frattempo però un semplice volo per Monaco adesso costa il doppio , non ci dobbiamo lamentare  , in questo caso si tratta di spese voluttuarie.

In confronto è molto più triste sapere che è “decuplicato” il costo di un pasto base in Libano…dieci volte tanto per sfamarsi , giorni non lieti ci attendono. 

Boris Pahor

Il suo capolavoro Necropolis lo aveva scritto nella sua lingua madre, lo sloveno ,  Boris Pahor , nato a Trieste e morto oggi alla ragguardevole età di 108 anni.

Fu grande il mio stupore quando lessi che il suo libro era già stato tradotto in francese , inglese , catalano , tedesco e perfino in esperanto prima di essere tradotto anche in italiano. 

Un intellettuale colto e prolifico , aveva studiato a Padova e insegnava lettere italiane e slovene nella città giuliana .

Impegnato politicamente con la resistenza antifascista slovena era stato  arrestato dai nazisti e internato nel lager di Natzweiler-Struthof . Ha raccontato la sua storia con grande ascuittezza e con la forza del testimone che sente l’urgenza del trasmettere il ricordo dell’orrore , senza però lasciare che la perfetta analisi storica prevalga sull’emozione.

Ho letto Necropolis qualche anno fa , probabilmente Pahor era già centenario e l’asciuttezza della sua narrazione mi aveva colpito perché la sua testimonianza era nata dalla necessità di raccontare l’orrore vissuto cercando di lasciare nel lettore la consapevolezza che quello che aveva vissuto dovesse per forza essere trasmesso alle generazioni future ..

Era tornato da turista nel Lager che lo aveva visto prigioniero , assurdamente considerato italiano , lui che della sua identità minoritaria era stato attivista e testimone attivo.

Così era nata l’urgenza di raccontare in un libro la sua vicenda di prigioniero ed era nato il libro che si fa leggere tutto d’un fiato, ricordo l’emozione della lettura e sapere che l’autore era ancora vivo mi aveva stimolato a cercarne un contatto. 

La narrazione è veloce , si entra nel girone dell’orrore puro e quando se ne esce ci si porta dietro tutta la vergogna e il peso di quello che è stata l’onta della storia del Novecento.

Ho visto molte interviste di questo lucidissimo vecchio dallo sguardo sereno che ha avuto molti grandi riconoscimenti , tra cui la Legion d’Onore francese .

A lui figlio di quella Trieste cosmopolita e affascinante che amo l’Italia non ha riservato ,forse , tutti gli onori che meritava .

C’era una volta l’America .

 

Tutti  noi nati nel Novecento siamo venuti su con il suo mito e  oggi ci ritroviamo a fare i conti con un paese assurdo , nel quale c’è ancora la pena di morte , nel quale tra un po’ sarà addirittura impossibile abortire senza commettere un reato , nel quale la mattanza dei bambini in una scuola non basta per fermare la festa della vendita libera delle armi.

Inutile ricorrere al famoso secondo emendamento e soprattutto all’immagine del Cowboy della nuova frontiera : simbolo replicato da tutti i bambini del mio tempo , e poi anche nel tempo dei miei figli nel quale era ovvio vestire la maschera meno costosa di carnevale : il Cowboy con tanto di cinturone e due belle Colt per fare pumpum .

A ben pensarci l’immagine WASP nascondeva una realtà molto complessa : i grandi registi , gli scrittori , i  grandi fotografi , i musicisti  , i pittori americani nascondevano nell’americanizazione del nome tutti radici lontane e in gran parte erano esuli fuggiaschi    (moltissimi gli ebrei ) da guerre e persecuzioni europee.

Poi con l’appiattimento culturale più recente ha preso il sopravvento un testosteronico americano medio ,ossessionato da tutte le paure atomiche , da tutte le potenze cattive che vogliono sopraffarli : la Cina cattivissima , la Russia che rialza la testa mentre  nel cinema dilagano ,insieme ai Supereroi che le combattono ,tutte le guerre ipergalattiche dagli effetti speciali che fanno i film sempre più simili a cartoon per un’infanzia senza fine.

Come è lontana l’America dei miei anni verdi quando si sognava il viaggio coast to coast , quando la California era ancora un mito e soprattutto quando si sognava di mettere piede per la prima volta nella Grande Mela.

Il declino di un paese tutto sommato ancora giovane è molto triste , questo nuovo millennio spegne una speranza , ma ci fa molto più orgogliosi della nostra sfilacciata , difficile ,ma comunque intellettualmente molto più avanti vecchia Europa.

Poesie da spiaggia

Ho conosciuto Nicola Crocetti ad Ancona quando chiamata ad intrattenere gli ospiti durante un bellissimo festival estivo che purtroppo non c’è più  scoprìi un signore affascinante , coltissimo , un regalo per la mente.

Qalche giorno fa In libreria per ritirare un libro ordinato vedo sullo scaffale un bianco ”Poesie da spiaggia” e l’abbinata di cotanto editore/ traduttore con Jovanotti mi incuriosisce : Il libro lo compro , più che altro per ritrovare una poesia che avevo letto in pubblico in una qualche occasione politica e della quale non ricordavo il nome greco dell’autore .

Il libro non è un’antologia , direi più una piacevole insalata di cose notissime e di altre molto meno note : i nomi famosi ci sono tutti , il filo conduttore , se c’è , è molto nascosto , l’intento comunque veramente nobile.

Se davvero qualche giovane attirato dal nome del cantante e dal prezzo modesto pensasse di mettere il piccolo libro nello zaino insieme all’asciugamano da spiaggia e ci passasse ,sfogliandolo, qualche ora al mare credo che sarebbe una cosa buona e giusta.

Per questo ne parlo in questo mio piccolo spazio , invito i miei lettori a non torcere il naso e magari a comprarlo per regalarlo a un figlio , a un nipote , a un amico illetterato.

C’è tanto bisogno di poesia nel mondo e il soffermare la mente su pensieri comunque diversi da quelli contenuti in una qualche canzone , su sensazioni magari più difficili da comprendere e che contengono messaggi lontani dal quotidiano banale e  volgare attuale modo di vivere penso possano essere più utili che tante prediche inutili che si perdono nel vento.

Mi sento molto Dulcamara … compratelo compratelo “ per poco io ve lo do”.

Perché Signore ?

La domanda più lacerante che fu mai posta : perché Signore i bambini muoiono ?

La rivolge il principe Mishkin , l’Idiota ,a un Dio che non da risposte e ogni volta che un bambino muore me lo domando con cuore lacerato anche perché conosco bene quel silenzio di Dio.

C’è nell’assurdo della domanda tutta la disperazione dell’uomo che non accetta , che non può accettare questo disegno del destino degli umani.

Dio tace e il suo silenzio è pesante come un macigno e chi crede fatica anche di più ad accettare l’assurdo .

Io me lo domando tanto spesso , parte della mia vita l’ho passata a pormi questa domanda senza risposte e oggi di nuovo le foto dei diciannove bambini in Texas ci sorridono dalle pagine dei giornali.

Sono l’ultima catena della lunga collana di creature che ci lasciano prima di essere grandi , prima di conoscere la crudeltà estrema di vivere la vita . 

Ci lasciano in mare, sotto le bombe in Ukraina , in tanti letti di ospedale che cerchiamo di non vedere e per assurdo penso che a loro è risparmiata la vita di noi adulti che per destino la dobbiamo attraversare tutta la sofferenza quotidiana.

Caro agli dei …così lo cantavano i greci , ma loro pensavano alla morte giovane , non alla morte infantile .

Per quella c’è solo il silenzio di Dio e la nostra umana incapacità di comprendere e accettare.