
Quando , dopo cinquanta anni di matrimonio , dovetti riprendere a tutti gli effetti legali il mio cognome di ragazza lo feci con fatica tanto che , salvo problemi giuridici , i nomi li mantenni entrambi.
Leggo adesso di una strana proposta di legge che prevedrebbe dare ai figli il nome della madre .
Una volta tanto , femminista convinta , la proposta mi è sembrata inutile e addirittura quasi offensiva.
Praticamente si passerebbe dal secolare patriarcato al matriarcato
non so bene con quali fini se non quello di un riconoscimento inutile del ruolo che da sempre hanno le madri nella vita dei figli.
Capisco invece la possibilità di mantenere due cognomi , le motivazioni possono essere di vario tipo anche per il convivere in famiglie nelle quali ci possono essere figli di unioni diverse.
In tempi lontani si entrava nella famiglia del marito , se ne prendeva il nome e si accettavano le nuove regole : ricordo il padre della sposa che accompagnava la figlia all’altare , consegnandola al futuro sposo.
Per le donne , poche , che avevano un lavoro serviva mantenere quello che si diceva “ il nome da ragazza” e la mia mamma insegnante ha sempre mantenuto il suo sul lavoro.
Invece a me succedeva che ,essendo arrivata sposa in una città lontana dalla mia di origine quando mi presentavo col mio nome alle elezioni non mi trovava nessuno sulla scheda , ero praticamente in incognito.
In definitiva mi pare che la proposta di legge che vuole essere provocatoria serva soltanto a fare un titolo di giornale .
Con tutti i problemi che le famiglie si trovano ad affrontare in tempi abbastanza difficili sotto tutti gli aspetti economici e sociali credo che l’ultima pensata di dare il nome delle madri ai figli sia solo una fantasiosa idea inutile di una politica di sinistra che invece avrebbe tante altre battaglie da combattere a cominciare dal riconoscimento della cittadinanza a tutti i piccoli nati in Italia da genitori stranieri che continuano ad essere considerati stranieri anche se parlano italiano meglio di noi.