L’inno alla gioia

Mentre pensavo che sarebbe stato bello chiudere la manifestazione per l’Europa con l’Inno alla gioia dalla Nona di Beethoven ho visto che c’era l’ audio di saluto di un noto cantante , di quelli che riempiono gli stadi , che parlava proprio dell’inno europeo .

Ho voluto ascoltarlo e mi sono vergognata del livello di incultura del mio paese.

E’ cominciato con una tromba che intonava in modo  molto scroccante le note semplici dell’inno ,ovviamente il “musicista” noto ha chiesto all’uditorio se lo riconoscevano poi è partito con un racconto che voleva essere edificante nel quale ha detto che una volta c’era pure andato a sentire la Nona ma con grande stupore il motivetto proprio non lo sentiva.

Ha dovuto ascoltare quasi un’ora ( ha spiegato che la Nona è lunghetta  e si era anche un po’ distratto ,) poi finalmente per pochi minuti , finalmente , alla fine il motivetto l’ ha potuto ascoltare .

Facendo un alato e ardito paragone ha spiegato che quella roba in fondo è un po’ come l’Europa , chè bisogna avere pazienza per vederla unita. 

Non si è reso conto , uno che si definisce musicista di non avere  mai ascoltato la Nona , se non una volta ,e che poi c’erano anche le parole di un inno e ha pure citato Schiller , ma sicuramente non si è mai chiesto il senso di quelle parole né si preso la briga di capirne il significato.

Mi sono ricordata allora di avere visto una volta migliaia di persone in piedi sull’Unter der Linden ad ascoltare Baremboim che dirigeva i Berliner.

I bambini sulle spalle  , le coppiette abbracciate , un popolo che ascoltava in religioso silenzio e ho pensato che siamo ancora anni luce lontani dall’avere una patria europea comune.

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